Salvo Messina [… o della sostanza del silenzio il furore ]

E’ difficile dare un titolo a un’opera d’arte e, per di più, dare un significante di una serie di opere per la quali viene proposta l’appartenenza a uno stile, una corrente, a un linguaggio.
E’ ancora più difficile delineare la poetica di Salvo Messina e consacrarne le linee. La sua opera non è immediatamente trasparente.
Lui è, per eccezione nella cultura dei codici parlanti, l’episteme della sua stessa opera, in altre parole sa che gli effetti della sua opera pittorica indicano la conoscenza certa delle cause e degli effetti di quel sapere che si stabilisce sulle fondamenta e certezze attorno alle ragioni degli accadimenti agli uomini disincantati.
La sua poetica è il codice per eccellenza dell’ordinamento dell’esperienza umana esposta su tre piani di comunicazione. La sua arte è retta da: “ silenzio, ordine, mistero”.
Nella scienza delle sue cromie silenziose c’è in mescolanza la forma urgente del sentire; C’è l’attesa,
[come sull’orlo del mare la sabbia] nel suo reticolo di idee in configurazione, il mistero dell’ordine e delle sue emozioni.
La sua arte tratta qualcosa che in mancanza della quale non sarebbe possibile capire i tentativi fatti in pittura,
per organizzare le scienze dei colori. E’ come se delle specie di parole non raggiungessero le cose nel reale.
Nel suo reticolo di silenziosità è profondo il suo amore ostinato, massiccio, del rappresentare la dismisura misteriosa del suo sentimento arcaico della bellezza.
Salvo Messina ha le grammatiche auree capaci di entrata nella natura dell’ordine supremo del cuore. Usa il roseo morso delle labbra per infuocare i linguaggi genetici dei sogni contrapposti, e ne regola la scienza esplorativa.
L’esilità nelle sue linee provoca, scombussolando in tutte le millenarietà del pensiero, un’attrazione che orienta i piani che placano ai nostri occhi la floridezza per ciò che il nostro essere inquietante, rigoglisce.
La sua metafora scenica non racconta ma nel distruggere il racconto ne restituisce l’ordine descrittivo.
Cifrata e semplice la tela di Salvo Messina sdebita lo spazio dalle superfici d’appoggio dai suoi bidimensionali colori, eterni e determinati del sole raro, del fuoco nero, del monte folle.
Maestro del discorso semplice e inverso [ rarità in un tot di spazio] genialità dei sensi sovrapposti alle ombre che dalle figure traspare il tempo inaspettato del sentimento. Nella sua scia dei segni spunta il sospetto di un ordine interiore e il segreto dell’accostamento di ciò che accorda.
Lui pronuncia negli spazi comuni i nostri incontri e le leggere agitazioni nel nostro non luogo della possibilità d’una giustapposizione in rimbombante silenzio.
Amo di lui il grigio sottratto alla figura atlantica dell’impossibile, e il lampo rosso sulle labbra del monte di fuoco. Leggo il suo alfabeto che s’incanta di fiele nell’ordine che fa scissione senza legge e nei suoi frammenti di gioie emerse dai dolori degli esseri, senza scartare le geometrie delle vastità facili, dei cuori accesi e chimerici. Negli spazi delle sue tele le cose sono ripartite in un suolo muto e in questo infinito riunisce e separa il semantico dallo spazio solenne del Mistero che dei frammenti emozionali ci lancia millesimi di vita tra i sentieri aggroviglianti dell’esistere.

“©”Carlo Colombo Calabria
aprile 2016

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