– passi sventati –

 

(Passi sventati)
Da spazio a spazio
in un seppellire lento di passi intorno
Ad alzare il nuovo
E scavalcare il più amato
misura di sbalzi sradicati dall’ombra

Forse nel dileguarmi in rinfuse folle
M’inabissi in dolorosi dubbi
Anche se la piazza mi crebbe. La strada pure.
Poi arrivò il vento. Dove tutto fischiava
e preparava mucchi di ciò che non si vede.

Vieni ed entri nel tuono che m’insegna
Prendo un fiato, un filo d’erba, un vuoto d’aria.
Sei così senza brezza
Molli e correndo sleghi i distanziati del nulla.

Mischiami nella vita eterna
Impastami di pace e uragano
Nutrimi di fico e melograno
Rigirami nell’avanzo di un passo

E avanti ancora
avvolgimi nella fiamma della girandola
In altri infiniti dove sei Tu lieve antico
che conti.

I colori scroscianti dei sicomori
mi vogliono stanco, sfuso
cieco nella mia notte tremante animale.

E muovo il selvaggio correndo
sulla pietra, nella foglia nere profumata
come la rosa
nella calca dell’ora cruciale
nello stretto silenzio d’acqua
cadente mi vuoi vecchio sfinito, storto.

Si disfa l’aria volante nella sera
e impasta il tremore degno di Te.
Il fiore m’insegni e la bellezza
E vuoi il temporale, e ami il fuoco
E tutto vuoi tu di me
meno che la mano, meno che il bastone
che fu frutto, serpe e croce.

Fosti e fummo equilibrio nell’ultimo passo
senza le solite parole.

Carlo Colombo Calabria

  1. (Settembre 2014)

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