“il camminante” – (U caminanta)

Il Camminante – (U Caminanta) – 2013 – Agosto 25
Senza dubbio ci sono momenti nella nostra vita in cui si vorrebbe essere in un luogo ben preciso. Nel “Lì” della terra, dove la vita ha preso corpo e forma e capacità di Camminante. Lì dove nasce il proprio pronome personale “IO”. Mi arrischio a dire, inoltre, che il primo pronome è vivo lì, e rimane lì per sempre. Il Camminante prende corpo in un altro pronome: Che seppure dei due, ha lo stesso corpo, si dilata sflilacciandosi, formando un “Uno” diversamente uguale. In fine, uno dei paradossi che prende corpo nelle proprie radici è che mentre si cresceva nella schiettezza del vero, nel puro e semplice, e ci si mostrava capaci di porre le cose puntando dritti al cuore di tutti; Ma da qualcuno, ci si aspettava il consenso, il cosiddetto reso d’affetto dovuto; Si aveva la sensazione di non appartenere alla stratificazione della storia nel ricordo. I giorni si vivevano come si mangiavano i chicchi d’uva fragolina. Ogni chicco era di sapore diverso ma con lo stesso profumo di violetta e zagara e lo stesso livido fra la lingua e il palato. I giorni erano uguali e inutili ma pieni di sensazioni che non saprei descrivere.
Il Camminante va e s’interfaccia con “l’Io” rimasto nella radice del tempo, ardendo nel rendere ragione al gesto del camminare, con la propria vita, la bellezza dell’incontro, dell’avvenimento riconosciuto dentro come necessario e vitale. E’ come dire che il Camminante ha bisogno di ripartire in ogni istante da quel “Lì” come forma d’inizio al vero, nella mappa dei giorni nuovi.
Pertanto, come potrò rendere ragione, se quel Camminante, che dalla radice del tempo, è arrivato in quel vico a consegnarmi l’intervallo come continuo del tempo? Credo di poter dire semplicemente, proprio come accadeva nei luoghi della memoria, ogni tanto spalancavo la finestra verso ciò che io volevo vedere; La vista sul luogo della “interezza” e a volte la vista sul dove udii la paura in un colpo di pistola; Il Camminante, continua a essere il moto di quell’istinto che intercettato dalla paura della polvere, ha cuore da portare nello stesso luogo il testimone del tempo. Oggi apro a ogni nuovo giorno la finestra con la vista sul mare, lo stesso di quando indicai a nonna, nella cartolina americana,“ il mare”.
Ma, devo andare nei particolari per essere percorso della stessa estasi indimenticabile di quando avevo dieci anni, a quando aprii il tiretto del comò di nonna Carmela Sacco. Il quel cassetto una decina di lettere. Il pacchetto legato a incrocio da una fettuccia bianca. Alcune cartoline erano a colori e altre in bianco e nero. Chi le scriveva? Troppo piccolo perché ricordi.
In una c’era scritto BROOKLYN – New York USA – raffigurante il ponte di Brooklyn attraversante l’East River, che collega Manhattan e Brooklyn. In un’altra una grande nave “ DUILIO” e dietro, in corsivo ingarbugliato, c’era scritto: America bella, siamo arrivati in grazia di Dio, stiamo bene. Lì in quel tiretto mi trovai a fronteggiare: “Gli spiriti e immagini di abbracci eterni, intrufolati tra le righe delle lettere, addii interminabili, raccomandazioni strazianti, scioglimenti” e non dei semplici impulsi emozionali. L’anima penosa dei camminanti era vivida nelle sagome delle persone in cammino per le strade di una città affollata di un’altra cartolina con sopra scritto Pittsburgh”.
Una grande nave, sagome di uomini piccolissimi sul ponte salutavano a braccia alzate. Il fumo nero da uno dei due camini. Uno dei motori avviati, dalla nave fumava, in attesa della partenza.
Perché a rifletterci bene, il Camminante per sua natura parte senza sapere, dove andare a cercare se stesso. Il Camminante parte dal suo luogo della memoria per ritornarci carico di destino indefinito…
Carlo Colombo Calabria

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